Un bimbo con sindrome di down nella pubblicità

bimbo con sindrome di down

Un bimbo affetto da sindrome di down è apparso nella pubblicità di una grossa catena americana, anzi, un gigante del commercio, la Target. Si chiama Ryan e ha sei anni.

E’ un buon segno oppure no?

Ho pubblicato su facebook il link del corriere.it in cui se ne palrava, chiedendo cosa ne pensa a chi segue la pagina di Mestieredimamma. I pareri sono stati discordanti, qualcuno ha anche detto che i bambini nelle pubblicità non ci dovrebbero proprio stare, qualcun altro che i bambini sono tutti uguali.

A me la cosa è sembrata delicata e interessante: non hanno cercato di ostentare il volto di quel bimbo o di “usarlo”. Certo, se si suscita l’interesse del pubblico l’azienda ottiene ottimi risultati di visibilità (ne ha parlato persino il Time), ma se lo fa anche promuovendo un’immagine positiva della sidrome di down, ottiene un doppio risultato, e aiuta tutti a liberarsi da pregiudizi e stereotipi.

Una mamma fatta così, la mamma di Killò, un bimbo con sindrome di down, ha saputo ironizzare sulla cosa, e l’ha salutata con il sorriso, ironizzando sulla traduzione che google ha fatto di quell’articolo del Time. Ecco le sue parole, bellissime, troppo belle per non condividerle e lasciarne traccia anche qui.

E in Italia?
Chi ce l’ha questo “coraggio”? E riusciremo a usare lo stesso modo corretto e delicato, senza sbandierare e gridare al miracolo? E, soprattutto, quanto manca??

Non nascondo che sarò immensamente felice se questo accadrà, se aprendo un giornale, già quest’anno, vedrò schiere di bimbi con Sindrome di Down, insieme a bimbi di tutti i colori e anche in carrozzella (ma pensa!), e questo non nelle Pubblicità Progresso, ma nelle reclame qualsiasi. Probabilmente verserò qualche lacrima.

Non voglio nemmeno nascondere che non sarò davvero soddisfatta fintanto che non si arriverà al magico momento in cui queste foto non faranno più notizia.
La vita è bella, può succedere anche questo!
p5rn7vb

Comments

  1. 1

    Sabina says

    Io non amo le teorie “va tutto bene purché se ne parli”, ma dico una sola cosa: se è stata fatta questa scelta per rappresentare un po’ tutti i bambini (come quando si sceglie un bimbo nero, un bianco, un asiatico…) e mandare un messaggio positivo mi va bene, e le foto sono pure bellissime, se invece si è fatto questo solo per aumentare le vendite e “sfruttare” l’handicap, beh allora mi fa una grande tristezza…ma confido nei genitori del piccolo Ryan…

  2. 2

    says

    :)
    ti ringrazio.
    per le belle parole che dedichi a me, ma soprattutto per aver sottolineato questa notizia. E’ solo una pubblicità, ma potrebbe essere un passino verso un’inclusione reale della diversità. Oppure rimanere un pubblicità. Vedremo :)

  3. 4

    says

    La pubblicità, naturalmente, serve per vendere. Costa molto produrla, e quindi cosa la ripaga se non le vendite? Smarchiamo questo punto puramente economico. La pubblicità sensibile e intelligente, però, svolge anche una funzione sociale, mostrando e anticipando i cambiamenti della società. Per esempio un matrimonio gay, con garbo e ironia. MI fa piacere pensare che la pubblicità arrivi prima delle leggi o dove non arrivano le leggi, in termini di lotta ai pregiudizi. Per me quindi, pollice alzato per questa iniziativa, soprattutto se ad apprezzarla è una mammma direttamente interessata come Barbara.

  4. 5

    says

    grazie Flavia, per il commento anche tecnico. E in effetti questa della target è una bella pubblicità perchè ci aiuta a fare un passo in avanti, cosa che – mi permetto – spesso e volentieri non succede, con le tante pubblicità che hanno un terribile sfondo sessista (e che spesso vengono segnalate allo Iab, grazie anche alla segnalazione di tanti blogger, ma questa è un’altra storia)

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