Res Publica e Beni Comuni

Petrella - Res Publica e Beni Comuni

Torniamo con qualche recensione, questa volta di un libro per genitori, che non parla di educazione o di genitorialità, ma che tocca temi sui quali qualunque cittadino si interroga, che parla della sfida  della vita, di sproporzioni, di diritti, di povertà, di bene comune. Tante cose che a loro modo anche i nostri bambini sfiorano nella loro vita, con i loro incontri, con le loro opportunità.

Io l’ho ricevuto in regalo e me ne sono procurate altre copie per regalarlo, ai miei figli e a nipoti (come zio intendo, non esageriamo!).

Non si trova facilmente perché non è edito da un’importante casa editrice ma stampato in proprio dall’Associazione Monastero del Bene Comune (www.monasterodelbenecomune.org) e si tratta di una raccolta di saggi già pubblicati altrove.

Petrella deve essere un personaggio notevole, ricercatore e professore in diverse università italiane ed europee, collaboratore delle istituzioni europee fondatore del “Gruppo di Lisbona” (formato da docenti, imprenditori, giornalisti e leader culturali, per promuovere un’analisi critica delle attuali forme di globalizzazione) e della “Università del Bene Comune” (Progetto di educazione alla cittadinanza, che sostiene una nuova cultura capace di immaginare, condividere ed agire per un mondo giusto e solidale. www.universitadelbenecomune.org).

Si è occupato di acqua in quanto patrimonio dell’umanità, ha istituito il Comitato Istituzionale per il Contratto Mondiale dell’Acqua, presieduto da Mario Soares; nel 2001 ha pubblicato il “manifesto dell’acqua”, ed è stato anche nominato presidente dell’acquedotto pugliese nel 2005, allontanato l’anno successivo probabilmente per incompatibilità con il proprio pensiero.

Non credo di essere l’unico a provare un certo disagio per quella che considero una democrazia ridotta. Viviamo in un paese che si definisce democratico ma siamo governati più dall’economia e dal mercato piuttosto che dai rappresentanti che abbiamo eletto.

Le scelte vengono fatte più dalla BCE che dal nostro parlamento o dal governo, il governo stesso, può essere apprezzato o meno, ma non è espressione del parlamento eletto ma quasi imposto da una congiuntura economica.

In questo libro ho trovato un’analisi lucida di come si sia arrivati a questo, di quanto l’umanità venga via via espropriata di ciò che deve essere considerato un bene comune per essere consegnato al “mercato”.

Tutto viene monetizzato, e tutto deve essere pagato.

Non che l’erogazione di un bene comune non abbia dei costi, ma questi devono essere coperti dalla fiscalità generale che è indipendente dalla garanzia per tutti ad usufruirne.

I beni naturali, (acqua, aria, foreste primarie, spiagge, pioggia….) o i servizi fondamentali dello stato (educazione, salute, protezione civile e militare, fognature, beni culturali…..) non possono essere mercanteggiati, né possono essere gestiti da società di capitali che per loro essenza non possono fare altro che pensare al maggior profitto del capitale investito.

Questo sostituire la gratuità, la solidarietà e la giustizia con la monetizzazione di tutto ha grandi ripercussioni nelle relazioni sociali.

Se poi allarghiamo lo sguardo oltre il nostro piccolo mondo ci accorgiamo che questo meccanismo ha fatto impoverire sempre più miliardi di uomini. Un solo esempio: nel 1977 i “grandi del mondo” hanno ipotizzato che entro il 2000 tutti gli abitanti del pianeta avrebbero avuto accesso all’acqua potabile necessaria ed è stato lanciato dalle Nazioni Unite il decennio internazionale dell’acqua (1981.1990) con questo scopo, pensando di raggiungerlo  anche prima del 2000. Risultato: nel 2000 1,2 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 2,4 miliardi sono esclusi da servizi igienici. Le cose non sono migliorate nell’ultimo decennio. Sempre più persone vivono in miseria ai bordi delle nostre città, le famose “banlieue” luoghi in cui le persone sono “bandite”, escluse dai servizi essenziali.

Il libro non è catastrofico, fa delle proposte, l’autore ha idee chiare ed è una persona di speranza, che crede attraverso la comunicazione e l’azione di persone come noi si possa, come dice il sottotitolo,  “pensare le rivoluzioni del XXI secolo”.

Questo post partecipa al Venerdì del libro, di Homemademamma

Comments

  1. 1

    says

    Mi trovo molto d’accordo con quello che scrivi…E’ un peccato che il termine bene comune non sia compreso, che non si veda la bellezza e il valore che porta con sè… Cercherò questo libro!
    Scopro il tuo blog con molto piacere!

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