Pannolini ecologici usa e getta

ecopannolini

Alcuni li chiamano biopannolini, altri ecopannolini, ma la sostanza è che sono ecologici e quindi hanno un impatto ambientale molto più basso rispetto a quello dei pannolini usa e getta tradizionali. Sono un prodotto tutto italiano, che ha ottenuto un’importante certificazione: sono diventati compostabili.

Ecco una piccola guida per comprendere il valore di un prodotto italiano, toscano per la precisione: il pannolino Naturaè e tutta la strada che potrebbe fare la cacca dei nostri bambini :-).

Impatto ambientale dei pannolini usa e getta tradizionali

I pannolini usa e getta tradizionali sono una bomba ecologica, finiscono nelle discariche o peggio negli inceneritori perchè i materiali che li compongono normalmente non sono riciclabili o degradabili. I nostri pargoletti sono quindi dei grandi inquinatori, fin da piccoli e lasciano pesanti impronte nell’ambiente :(.

Si stima che i pannolini prodotti ogni anno in Italia siano due miliardi, per un totale di 500 mila tonnellate di rifiuti: i 5-8% dei rifiuti prodotti.

Alternative ecologiche ai pannolini tradizionali

Come risolvere questo problema che si ritorce poi contro di noi? Le soluzioni possono essere diverse.

Si possono scegliere i pannolini lavabili, da riutilizzare fino allo spannolinamento e volendo anche con i fratellini e sorelline.

Oppure si può praticare il metodo EC, cioè l’educazione precoce al vasino, che ha un grandissimo potenziale a livello ambientale, ma nella nostra società la vedo ancora piuttosto difficile da praticare, diciamo una cosa per pochi (che hanno tutta la mia stima e ammirazione, lo dico con sincerità).

Un’altra soluzione è quella di scegliere  pannolini usa e getta ecologici, come quelli Naturaè. Ve ne parlo perchè li ho utilizzati con Cecilia e perchè ho conosciuto di persona l’ideatore di questo prodotto così innovativo e vi assicuro che è una persona che lavora con il cuore, oltre che con la mente ;).

Cosa significa pannolino è ecologico?

I pannolini tradizionali sono prodotti con materiali sintetici provenienti da fonti fossili, cioè di origine petrolifera. Le plastiche sintetiche non sono facilmente degradabili: un pannolino tradizionale usa e getta impiega circa 500 anni a degradarsi, a meno che non venga bruciato (e forse è ancora peggio per le dannose emissioni che produce).

Nella nostra vita quotidiana produciamo moltissimi scarti e rifiuti che non possono in alcun modo essere recuperati e la grande sfida ambientalista in cui noi mamme siamo direttissimamente coinvolte è quella di scegliere prodotti realizzati con materie prime meno impattanti sull’ambiente o il più possibili riciclabili.

I pannolini di Marco, (ideatore del progetto Naturaè) lo sono perchè i materiali con cui sono prodotti provengono da fonti rinnovabili e sono biodegradabili e compostabili.

Che cosa significa?

Un prodotto può dirsi compostabile quando la sua biodegradabilità supera il 90%, quando insomma si degrada velocemente, come i rifiuti che in genere mettiamo nel bidoncino dell’organico.

Il progetto dell’azienda Wip che produce questi pannolini era quello di sostituire le plastiche sintetiche (non biodegradabili) con materiali naturali che derivassero da risorse rinnovabili (vegetali) e quindi alternativi alle plastiche che si ottengono dal petrolio.

Materiali

Quali sono allora le materie prime con cui vengono realizzati i pannolini ecologici?

Bioplastiche di origine vegetale, polimeri naturali, zuccheri ottenuti dalla fermentazione di amidi vegetali (mais), cellulosa che proviene da foreste coltivate (e non primarie). E niente additivi sintetici.

Compostabilità

compostabileI pannolini Naturaè hanno ottenuto una certificazione importante che conferma la loro compostabilità. E’ stata rilasciata dal Cic che è il Consorzio Italiano Compostatori, una struttura che, in collaborazione con enti pubblici, si occupa fondamentalmente di riduzione dei rifiuti.

Quindi questi pannolini possono essere gettati nel rifiuto organico (preferibilmente privati delle alette di chiusura). Quindi possono trasformarsi in fertile humus e tornare ad essere materia utilizzabile alla fine del loro ciclo di vita.

Questa è una cosa rivoluzionaria! Anche se sicuramente i nostri nonni non si stupirebbero, dato che era molto in voga, in passato, utilizzare ‘il bottino di casa’ per concimare l’orto :-).

Attenzione però: il consiglio (seguendo indicazioni richieste direttamente all’azienda produttrice) è di togliere le alette e di non utilizzare la compostiera domestica per questi pannolini. Negli impianti di compostaggio industriale, che sono quelli in cui finiscono i nostri sacchi del rifiuto organico, le temperature sviluppate dai batteri superano i 55°C che sono la soglia termica in cui i batteri collegati alle feci muoiono. Negli impianti si arriva fino a 80-90°C, non grazie al riscaldamento ma all’attività propria dei batteri della biodegrdazione. Questo non avviene però nelle compostiere di casa perchè i batteri risentono del clima esterno; in inverno sono in “letargo” e d’estate sono attivi – l’immondizia puzza d’estate ma non d’inverno – mentre negli impianti industriali la temperatura è monitorata e l’ambiente isolato dal contesto esterno. In queste compostiere familiari NON si superano i 40°C se non d’estate (se ci facciamo caso anche le foglie o i rametti non “compostano” in queste micro-aree).

Esperienza

Io ho utilizzato questi pannolini con Cecilia, alternandoli ai lavabili (ad esempio in vacanza, o quando uscivamo). Come tutte le cose ‘naturali’ hanno una tenuta leggermente inferiore rispetto agli usa e getta tradizionali. Io non mi stupisco e non sono assolutista. Cioè cerco il più possibile di scegliere soluzioni ecologiche e alternative e mi adatto a performance leggermente inferiori se so che dietro c’è qualcuno a cui dare fiducia con i miei acquisti. Anzi, se so che il culetto di mia figlia non è a contatto con sbiancanti al cloro e che non ha il gel superassorbente fra le gambe. Voglio dire, di pannolini tradizionali non si muore, ma se posso scegliere, evito (come per i detersivi) tutto ciò che ha componenti petrolifere, ben sapendo che la mia azione è una goccia nell’oceano.

Indicativamente posso dire che vestono un po’ grande e che ci si deve un po’ regolare con le chiusure, facendo un po’ di attenzione perchè sono un po’ sgambati.

Però, non so come dire, anche le mele biologiche a volte sono un po’ meno belle o un po’ più piccole di quelle gonfiate dai pesticidi. Ma io le scelgo comunque, anzi le scelgo proprio perchè so che non sono gonfiate dai pesticidi. E se tutti le comprano anche le tecniche bio miglioreranno. E’ una questione di mercato e volenti o nolenti ci siamo dentro.

Il valore di un progetto rivoluzionario come questo, costretto a privarsi del marketing battente proprio di colossi multinazionali, è completamente diverso.

Altre informazioni su www.ecowip.com

Voi cosa ne pensate?

[Nota: questo non è un articolo sponsorizzato]

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